Pint of Science 2016: tre serate di birra e di scienza Io c'ero

Questa settimana ho fatto un pieno di pinte. Di birra? No, di scienza! Sì, perché in questi giorni si è svolta Pint of Science, la manifestazione che porta scienza e scienziati direttamente al bar. E’ stata la seconda edizione italiana dell’evento, nato a Londra nel 2013 per far avvicinare il pubblico a scienziati e ricercatori che di solito stanno nelle loro università. Dal 2013 a oggi l’idea di portare al bar ricercatori e ricercatrici è piaciuta sempre di più e Pint of Science è diventato un evento di livello mondiale. Sono diverse le città in cui si svolge, in contemporanea, la manifestazione e l’edizione 2016 ha coinvolto 12 Paesi in tutto il mondo e 10 città italiane, tra le quali Milano. Nelle serate del 23, 24 e 25 maggio 2016 tre location (più o meno modaiole) hanno accolto ricercatori e ricercatrici che sono usciti dai loro laboratori per incontrare le persone e raccontare le loro attività con uno stile molto informale.

pos 2016 milano

Ero curiosa di assistere a questo esperimento e capire cosa potesse essere trasmesso. Tra tutti gli incontri e le location ho scelto i temi che sentivo più vicini o che mi incuriosivano di più. Ed ecco come è andata:)

La prima serata sono stata all’Ostello Bello. E’ un ostello poco distante dalla stazione centrale di Milano, punto di incontro di persone di varie nazionalità. Ho trovato coraggiosa e sicuramente azzeccata la scelta della location: un ambiente cosmopolita, con tanti turisti e ragazzi stranieri di passaggio che non sapevano niente della serata in programma, ma che si son seduti ad ascoltare e, tra una birra e uno stuzzichino, hanno apprezzato.

pos 23 maggio 2016

L’argomento della sera erano i robot e una domanda: possono essere felici? Se di primo impulso la risposta è no, il brillante professor Bonarini (di cui già conoscevo la verve e la simpatia) ci ha condotti in una riflessione su cosa sono le emozioni, come si manifestano e come si possono riprodurre nei robot. Un percorso affascinante che ha portato il pubblico a una conclusione inaspettata: sì, un robot può (a modo suo) essere felice.

Martedì ho scelto il Sateria Social Club e la serata dedicata alle emergenze climatiche. Di cambiamenti climatici ne sentiamo parlare spesso ultimamente e forse, ormai, non ci facciamo più caso. Ma vi siete mai chiesti che impatto hanno sulla produzione della birra? No? Beh, nemmeno io! Questo è stato il punto di partenza e il simpatico appiglio per un esame più approfondito del problema, introdotto da Serena Giacomin, meteorologa ed esperta di clima e ambiente del Centro Epson Meteo.

pos 24 maggio 2016

Dopo la riflessione sui cambiamenti in corso e le conseguenze sul nostro pianeta, Serena ha stupito il pubblico passando il microfono a Stefano Bonelli, un vero produttore di birra, che è entrato nel cuore del problema: con questo clima sempre più tropicale e oceani sempre più caldi, come cambia la produzione del luppolo? Sembrano argomenti distanti tra loro, ma la verità è che anche le coltivazioni di questa pianta, fondamentale per la creazione della birra, ne stanno risentendo e che dopo il caldo autunno 2015 molti produttori di birra hanno dovuto interrompere più volte la loro attività per la mancanza di materia prima. La conclusione di Bonelli è stata chiara: non possiamo prevedere quando resteremo a corto di birra, ma possiamo già da oggi adottare tutti un atteggiamento più consapevole verso il problema del riscaldamento globale e, nel nostro piccolo, dare il nostro contributo con la raccolta differenziata, per esempio, ma anche con scelte attente e informate quando andiamo a votare.

Stessa location, argomento completamente diverso mercoledì sera. Protagonista il tema caldo dell’anno: le onde gravitazionali. I due scoppiettanti Tullia Sbarrato, dell’Università di Milano-Bicocca, e Paolo D’Avanzo, dell’Osservatorio di Brera, hanno introdotto il pubblico alle onde gravitazionali, cercando di fare capire ai non addetti ai lavori perché la loro rilevazione è stata così importante e quali sono le loro possibili applicazioni.

pos 25 maggio 2016

Il bilancio di queste tre serate di Pint of Science è più che positivo, l’idea è bella e il format funziona. Alla fine mi sono fatta questa idea: più che risposte, mi sono portata a casa molte domande (dalle emozioni dei robot, alle coltivazioni di luppolo, ai buchi neri). E farsi domande, anche se non si hanno le risposte, è stimolante e apre la mente.

Vi siete persi Pint of Science 2016 e siete curiosi di partecipare? Seguite sul sito i preparativi per la prossima edizione!


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