Tutti a bordo: il viaggio verso un futuro migliore è già iniziato


Io c'ero

E’ ottimista e ingenuo. A tratti triste e malinconico, ma c’è l’happy end. Ci sono la Walt Disney, la Nasa e l’Expo (quella del 1964). C’è un po’ tutto e forse un po’ poco in questo film, “Tomorrowland – Il mondo di domani”, che non ho ancora capito se mi è piaciuto o no.

Forse avevo aspettative troppe alte, o forse ho letto troppe recensioni prima di vederlo (cosa che sarebbe meglio non fare!), e quindi alla fine ho le idee un po’ confuse.

Ma partiamo dalla trama. I protagonisti sono il disilluso Frank Walker (impersonato da George Clooney), che dopo un breve e brillante passato da enfant prodige vive appartato dal mondo, e Casey Newton (Britt Robertson), una ragazzina curiosa e intelligente, che escogita uno stratagemma dopo l’altro per impedire l’abbattimento della rampa di lancio delle missioni Space Shuttle a Cape Canaveral. E poi c’è Athena (Raffey Cassidy), che fa incontrare Frank e Casey e ci fa scoprire questo mondo del futuro, ma anche del presente, che è Tomorrowland.

Tutto inizia all’Expo di New York del 1964, dove il giovanissimo Frank presenta la sua invenzione: un jet pack, ovvero uno zainetto per volare, che però non vola. La sua idea viene respinta, ma non sfugge ad Athena, che cerca “sognatori” per aprire loro le porte di Tomorrowland. Così come farà con Casey, scelta perché, oltre a voler impedire lo smantellamento della rampa di lancio, non vuole assistere senza far nulla di fronte ai problemi del pianeta, che gli adulti invece accettano con rassegnazione.

E’ il trio Frank-Casey-Athena che ci porta dentro e fuori Tomorrowland, una sorta di città del futuro dove convergono menti brillanti e tecnologie avveniristiche. Che nel corso del film si trasformerà in una landa desolata, dominata dal cattivo di turno (impersonato da Hugh Laurie, forse più noto nei panni del dottor House), contro il quale i nostri tre sognatori dovranno combattere per salvare il mondo (quello reale) dall’autodistruzione. E l’happy end, come dicevo all’inizio, c’è.

Il messaggio del film è molto bello e costruttivo: è importante sognare un futuro migliore, ma bisogna crederci e costruirlo nel presente.

Ovviamente condivisibile, niente da dire. Quello che mi ha lasciata perplessa è che nella storia non ho trovato elementi veramente nuovi o convincenti, nonostante ci fossero in gioco tanti spunti interessanti.

Per esempio, ho scoperto che Tomorrowland è un’area dei parchi divertimenti della Disney, e alcune scene del film sono state girate proprio a Disney World di Orlando, in Florida. Nel film compare in effetti l’immagine del Carousel of Progress, un’attrazione ancora visitabile che fu creata nel 1964, per l’Expo di New York (da cui parte il film) e che racconta le invenzioni e i progressi tecnologici del 20esimo secolo. E’ una storia avvincente! Se volete approfondirla, sul sito The Parks (italiano, nonostante il nome) ho trovato tante informazioni interessanti.

Mi ha colpito anche la presenza della NASA, in senso reale e figurato. La rampa di lancio di cui Casey cerca di fermare lo smantellamento è proprio quella vera. Il motivo per cui la ragazzina ci tiene tanto è che suo padre è un ingegnere della NASA, praticamente disoccupato a seguito della sospensione dei programmi spaziali. Il film, senza polemica e in stile assolutamente disneyano, tira in ballo questo argomento. La NASA ha indirettamente risposto, senza polemica e in stile assolutamente politically correct, con un bel intervento sul suo sito, in cui spiega come stia già lavorando oggi al “mondo di domani”, attraverso le sue ricerche sulla Terra e sullo Spazio. E’ una bella pagina, scritta con molta partecipazione e pochi formalismi. Vale la pena leggerla!

PS. Come sempre, io ho espresso la mia opinione, che non è un giudizio! Sono andata a vedere Tomorrowland con alcuni amici e la mia mascotte (9 anni): il film è piaciuto a tutti, tranne a me!
Voi l’avete visto? Cosa ne pensate?


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